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Atrofie Soluzioni

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IMPIANTI ZIGOMATICI

Le atrofie di osso alveolare del mascellare o della mandibola.

Ancora oggi una buona riabilitazione protesica del paziente edentulo, nonostante il continuo  perfezionamento dei materiali d’impronta e delle metodiche di allestimento della protesi, trova delle limitazioni difronte a situazioni anatomiche endorali che si discostano sensibilmente da quelle ideali.

Per il protesista qualificato, quindi la chirurgia preprotesica viene a costituire un ausilio, in certi casi indispensabile, che migliorando le condizioni anatomiche, pone le premesse adeguate per una soddisfacente riabilitazione implanto protesica dell’edentulo con atrofia dei mascellari.

Generalmente nelle gravi atrofie mascellari, l’intervento implantologico offre notevoli difficoltà e scarsi esisti.

NASCE COSI’ IL PROBLEMA DELL’AUMENTO E DELLO SPESSORE E DELL’ALTEZZA DELLA CRESTA ALVEOLARE, Sulla quale in seguito si potrà procedere con risultati tanto più confortanti quanto più questo aumento è stabile, indenne da episodi infiammatori, reazioni da corpo estraneo allergie, rigetto o riassorbimento.

In principio il problema dell’aumento dell’osso della cresta alveolare è stata presa in considerazione, non a fini implantologici, ma per fornire al protesista le migliori condizioni per il funzionamento di una protesi amovibile, scopo che non poteva essere raggiunto senza un’altezza, larghezza e superficie convenienti della cresta alveolare.

Nei casi di riassorbimento d’osso estremamente avanzato e severo, l’intervento di vestibolo plastica mediante innesto dermo epidemico libero non era sufficiente a garantire una valida e soddisfacente soluzione preprotesica. Ne derivò quindi la necessità clinica di studiare e sperimentare interventi di “RIALZO” del processo alveolare. Il primo tentativo fù eseguito nel 1956 da Bembe e Silvers mediante l’impiego di “CHIPS” osso eterologo (Bovino).

Lavori di innesto d’osso omologo sulla mandibola vengono pubblicati da Garry sempre nel 1956, da Boy-ne e Coocsey, nel 1965. Curtis e Ware sperimentarono l’uso dell’innesto osseo con prelievo della cresta iliaca e trasporto sull’osso mandibolare residuo. Il riassorbimento dell’innesto fù di osservazione comune, soprattutto quando veniva messa in funzione la protesi totale mobile.

Le sperimentazioni, sono andate avanti sino ai giorni nostri, rimane sempre la regola, che se esiste osso naturale dove poter inserire un impianto dentale, in questi casi di atrofia, prendiamo come punto di riferimento l’osso basale, dei pilasti di resistenza del nostro cranio è sempre da utilizzare come prima scelta al posto dell’innesto e del rialzo dei seni mascellari.

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